SARDINIA TROPHY (Giugno 2005)

Chi conosce la Sardegna sa che la sua conformazione geofisica la rende perfetta per viaggi avventurosi: strade strette e tortuose, mulattiere infinite che si aprono in scorci di blu incontaminato, sterrati multiformi e variopinti che si arrampicano sui rilievi dell’isola… ed il quad è davvero il mezzo ideale per affrontare cotanta natura.
Il Polaris Club Italia organizza periodicamente quello che è stato chiamato appropriatamente “Sardinia Trophy”, un viaggio avventuroso ai confini della realtà, che mixa sapientemente momenti tipo “Indiana Jones” ad altri più goliardici e mangerecci, riconducibili al più rustico Italian Style.L’ultimo Sardinia Trophy svolto in ordine di tempo è stato a giugno, mentre il prossimo sarà a settembre, dal 15 al 18, con un itinerario del tutto simile a quello che vi riportiamo qui di seguito, cercando di non tralasciare niente, dall’adreanalina di gruppo alla bontà di porceddu e pane carasau.

Giorno 1 – 1° tappa: San Teodoro – San Teodoro
E’ Olbia, con il suo golfo suggestivo, ad offrire il primo impatto con l’isola, trasmettendoci da subito il gusto di un viaggio fatto di sensazioni esclusive, panorami, profumi e sapori.
Dopo lo sbarco dalla nave, seguiti dagli sguardi incuriositi ed un po’ invidiosi di turisti ed addetti ai lavori, ci siamo diretti veloci verso Monte Plebi, impazienti di saggiare l’abilità di guida e curiosi di verificare quello che ci aspettava. Imboccata una pista sterrata che si inerpicava sui principali rilievi della zona, fra boschi di pini e macchia mediterranea, abbiamo raggiunto il Monte Pino, riserva naturalistica protetta, dal quale abbiamo ammirato il suggestivo scenario della costa e dei promontori galluresi.
Un divertente anello ricavato dalle numerose piste forestali presenti ci ha permesso di prendere confidenza con i tortuosi tracciati sardi, concludendo poi il tutto con una breve sosta, la prima della giornata, per rilassarci in mezzo alla natura e ritemprarci con un piacevole spuntino. Ancora frementi ed affamati d’avventura, siamo ripartiti verso l’interno della Gallura, continuando a percorrere sentieri sterrati ornati dalle spettacolari alture granitiche, che rendevano il paesaggio unico ed incredibilmente emozionante; i territori di Telti ed Enas ci hanno lasciato apprezzare ed assaporare con la mente il fruttato vino locale, ovvero il prestigioso Vermentino.
Nello spingerci ancora di più verso l’interno, in direzione di S.Paolo e Berchiddeddu, abbiamo affrontato stretti viottoli chiusi da muretti a secco, anche questi ornamento tipico dei paesaggi sardi, e abbiamo cominciato a puntare ad est rivolgendo l’anteriore del nostro quad di nuovo verso la costa.
Dopo una piccola sosta abbiamo proseguito diretti verso le montagne che ci separavano dalla costa orientale, percorrendo tracciati riaperti per l’occasione ed intervallando qualche guado a ripide salite, che ci hanno portato all’interno delle ultime valli prima dello stagno di San Teodoro. A questo punto una visione di blu infinito ci ha materializzato il mare davanti agli occhi, abbracciato dalla spiaggia della Cinta, fiore all’occhiello di San Teodoro, una delle più importanti località turistiche dell’intera isola; qui, accolti nella graziosa cittadina, abbiamo pernottato in un piacevole albergo che ci ha consentito di rilassarci e di assaporare una cena a base di pesce.
Giorno 2 – 2° tappa: San Teodoro – San Teodoro
La mattina seguente ci siamo avventurati in un tour per le montagne immediatamente a ridosso della costa, scoprendo una realtà naturistica di rara bellezza, che ci ha lasciato piacevolmente sorpresi. Chi di noi conosceva la Sardegna più turistica e fricchettona è rimasto decisamente colpito dall’aspetto solitario ed incontaminato di queste zone, scoprendo cartoline davvero inaspettate. Scalate le rampe di Monte Nieddu, fra boschi di lecci e pini, in un contesto ambientale senza eguali, abbiamo raggiunto Campo Adventure, appositamente predisposto per una serie di divertenti attività all’aria aperta, all’insegna dell’eco-avventura.
Le prove dell’Adventure Task sono state un momento divertente che ci ha consentito di misurarci al di fuori delle quattro ruote: un percorso con passaggi aerei di corde, una discesa in corda doppia su parete, il ponte tibetano, un passaggio di forza con teleferica su laghetto e, per finire, la prova del “Quad Orienteering Task”, un percorso in quad con ricerca “strategica” di punti di controllo (lanterne) attraverso l’uso di carta e bussola.
La mattinata è così trascorsa nel più puro spirito sportivo ed in allegria e, dopo un breve trasferimento, abbiamo raggiunto il nostro agriturismo per una meritata pausa pranzo, dove ognuno ha avuto modo di raccontare, più o meno realisticamente, le prove di abilità poco prima vissute.
Dopo pranzo ci siamo lasciati andare ad un bagno nelle acque cristalline della spiaggia della Cinta, e qualcuno ha optato per una rilassante passeggiata nel centro di San Teodoro, approfittando per l’acquisto di qualche souvenir.
Cena e dopo-cena in compagnia, per continuare a condividere le esperienze della giornata.
Giorno 3 – 3° tappa: San Teodoro - Nuoro
Il terzo giorno il nostro obiettivo è stato quello di raggiungere Nuoro, nell’entroterra. Lasciati dunque alle nostre spalle San Teodoro ed il suo splendido mare, siamo ritornati verso il centro della Sardegna, raggiungendo il territorio di Padru e poi le piste sterrate dei Monti di Alà, dominati dai boschi delle riforestazioni che hanno reso questi luoghi dei veri paradisi naturali; seguono in ordine di apparizione Monte Sa Pianedda, Mazzinaiu e Punta Senalonga, attraversando paesaggi caratterizzati dalla presenza di lecci, sughere e pini, e soprattutto dalle molteplici e sfaccettate formazioni granitiche, vere e proprie sculture della natura.
Con questo scenario-guida ci siamo diretti verso Alà dei Sardi e quindi verso Mamone, ma prima, nei pressi di Buddusò, non poteva mancare una rilassante sosta per degustare le prelibatezze della tradizione enogastronomica locale.
Bitti e la zona della Barbagia sono state le mete del dopo pranzo, in un percorso sempre affascinante che ci ha condotto fino Su Tempiesu dove, in una valle appartata, abbiamo scoperto un pozzo sacro di età nuragica in eccezionale stato di conservazione, che è un gioiello di architettura realizzato in conci di trachite. Alla fine della visita, dopo la risalita a piedi della valle, siamo stati ripagati con uno spuntino a base di salumi, formaggi e buon vino, che ha reso giustizia dell’ “impegnativa” camminata.
Di nuovo in sella ai quad, abbiamo proseguito il nostro viaggio verso il paese di Orune, centro di antica tradizione pastorale, per raggiungere la vecchia strada dei carri, antica via di collegamento col capoluogo, dove abbiamo incontrato il torrione naturale di Nunnale e poi la valle di Marreri.

Da qui abbiamo scalato il Monte Ortobene, che abbraccia dal lato nord-est la cittadina di Nuoro, la quale a questo punto ci appariva in tutta la sua estensione; ultimo compito della giornata è stato quello di localizzare e raggiungere l’albergo.

Giorno 4 – 4° tappa: Nuoro – Orgosolo - Olbia
Il quarto ed ultimo giorno ci ha riportato da Nuoro verso Olbia, facendo sosta ad Orgosolo per memorizzare gli ultimi particolari dell’isola. Da Nuoro abbiamo costeggiato il Monte Ortobene e ci siamo diretti verso i monti di Oliena; attraverso piacevoli campagne disseminate di vigneti di Cannonau, abbiamo raggiunto la vallata di Manasuddas e poi Pappaloppe, dove abbiamo ammirato un ponte di età romana in ottimo stato di conservazione, occasione irrinunciabile per una fotografia.
Addentratici ora nel Parco Nazionale del Gennargentu, abbiamo attraversato il maestoso bosco di Maccione sotto le pareti rocciose del monte Corrasi, luogo in cui una breve sosta ci ha consentito di assaporare i prodotti enogastronomici di Oliena.
Successivamente abbiamo raggiunto il Supramonte di Orgosolo, dove abbiamo ritrovato l’espressione naturalistica della Sardegna più intatta.

Il percorso ci ha condotti nelle campagne di Sorasi fino a Punta Solitta, da dove abbiamo ammirato e fotografato un panorama mozzafiato, per poi riprendere la discesa verso Orgosolo dove, proprio nei pressi del paese barbaricino, ci siamo fermati per il pranzo, pronti ad assaporare per l’ultima volta le pietanze della più tipica tradizione agropastorale. A farla da padrone è stato infatti il maialetto arrosto, con naturalmente un ottimo bicchiere di Filu Ferru.
Il pranzo ha segnato la conclusione del nostro viaggio: dopo un buon caffè è arrivato il momento dei saluti, e del “triste” trasferimento ad Olbia per l’imbarco ed il ritorno a casa.Durante questa avventura abbiamo saggiato le salite più impervie, le mulattiere ed i sentieri più panoramici, sia sul mare che nel selvaggio entroterra. Nulla è stato lasciato al caso, neppure l'aspetto gastronomico, abbinato sempre con sapienza alle bellezze della montagna e del mare della Sardegna. In ottime sistemazioni, albergo o agriturismo che fosse, abbiamo potuto rilassare le nostre stanche membra con pantagruelici pranzi e cene, momenti va detto dedicati soprattutto al reciproco scambio delle esperienze ed alla creazione di un gruppo ogni giorno più compatto.
Il giudizio finale? Un’incredibile esperienza da ripetere al più presto, anche grazie al contributo di tutti i partecipanti, che hanno creato un gruppo affiatato in cui entusiasmo, simpatia e buon senso hanno costituito il giusto mix alla base del divertimento.

Francesca