Desert MasterOne (1-8 Maggio 2004)

Partire verso una terra lontana dalla normalità dello sguardo e dei gesti, ritrovandosi in un orizzonte mutevole, morbido, imprevedibile, accogliente nelle sue movenze di sabbia, impietoso bei suoi balli col vento: piccoli granelli di sabbia che non rispettano gli occhi, il respiro, penetrano e pungono la pelle, i pensieri, lasciandoti immobile nel torpore della sua forza.
Poi la calma ed ecco che il viaggio riparte, si, la direzione è la stessa, ma lo sguardo ha un’altra tonalità, l’orizzonte è mutato dentro e fuori, una consapevolezza guadagnata, un rispetto dovuto ad una terra silenziosa che attraversiamo con le moto, potenti e padrone nel movimento, ma solo per concessione di una natura grandiosa e silente.

Partire verso una terra lontana dalla normalità dello sguardo e dei gesti, ritrovandosi in un orizzonte mutevole, morbido, imprevedibile, accogliente nelle sue movenze di sabbia, impietoso bei suoi balli col vento: piccoli granelli di sabbia che non rispettano gli occhi, il respiro, penetrano e pungono la pelle, i pensieri, lasciandoti immobile nel torpore della sua forza.
Poi la calma ed ecco che il viaggio riparte, si, la direzione è la stessa, ma lo sguardo ha un’altra tonalità, l’orizzonte è mutato dentro e fuori, una consapevolezza guadagnata, un rispetto dovuto ad una terra silenziosa che attraversiamo con le moto, potenti e padrone nel movimento, ma solo per concessione di una natura grandiosa e silente.

La stanchezza si scioglie nelle acque verdi dell’oasi, ha un odore di ferro e il fondo “suscettibile” risponde con piccole bollicine al passo, il tepore che rilascia è delizioso, uscendo anche il sole più caldo ti da’ qualche brivido di freschezza; paradossi, in cui la bevanda perfetta è un tè caldo alla menta sotto il sole del pomeriggio.
La percezione del mondo cambia sensibilmente: la luce è nuda, e gli odori che ci portiamo da casa risuonano nell’aria inodore delle dune, che percorriamo chilometro per chilometro facendone esperienza, esperienza faticosa ed esaltante.
Anche i rapporti umani, le emozioni, i sorrisi e le lacrime qui sono spogliati dalla polvere, semplici nella loro nudità, forti nel loro emergere.
Poi la notte in tende di lana e paglia, di una cultura berbera che ha fatto della sua essenzialità la sua capacità di sopravvivere e per noi la sua bellezza, inserendosi nell’immaginario come archetipo perduto.
Così ripenso alle dune tunisine, come il dorso di un animale che sussulta al vento.

Caterina Aicardi

PROGRAMMA DEL VIAGGIO

SABATO
Punto di ritrovo per la spedizione Africa era l’aeroporto di Milano Linate; dopo un breve volo verso Roma, abbiamo incontrato i tre “quaddisti” che ci aspettavano, aperitivo, secondo aereo questa volta della “Tunisair” in volo verso Tunisi. Sbrigate le procedure doganali, con un volo interno siamo arrivati all’aeroporto di Djerba, dove un pulmino (rigorosamente Toyota) ci ha portato dai nostri quad, già in Africa da qualche giorno. Nella Hall, aspettava, oltre agli aperitivi, Alberto Frigerio, responsabile della spedizione. Cena sul bordo della piscina dello splendido Hotel Sangho, briefing e preparativi per la partenza dell’indomani.
DOMENICA
Sveglia ore 7.00, colazione, dieci km d’asfalto per arrivare ad una pista in terra battuta che dopo 70 km ci avrebbe portato all’oasi di Ksar Ghilane, una delle più importanti della Tunisia, alle porte del grande Erg orientale. Entriamo nell’oasi passando sotto le fronde delle tamerici fiancheggiando la piscina naturale con acqua a 30° e sostiamo nel campeggio Paradis dove abbiamo occupato le nostre delle tende e fatto il bagno nelle sorgenti di acqua calda sorseggiando un tè alla menta. In pomeriggio siamo partiti per il fortino della Legione Straniera di origine romana , distante solo 4 km , ma sufficienti per prendere dimestichezza col mezzo, e finalmente eccole: le dune di sabbia rosata tanto attese e sognate.
Dopo un interessante racconto della storia dei luoghi, Roberto Cattone, uno dei più importanti ed esperti uomini d’Africa, ha tenuto un pomeriggio di corso di guida su sabbia per tutte le condizioni ed i piloti. Da lì il ritorno alle tende attraversando le prime dune.
Cena e musiche locali.
LUNEDI’
Partenza all’alba. Dopo una breve pista arriviamo subito al deserto, per attraversare 40 km di dune verso la sorgente di Bir Soltane, nel frattempo si è alzato un forte vento che solleva nuvole di sabbia dorata, sfortunatamente l’unico quad a due tempi cede nella morsa del deserto, il meccanico tenta invano il recupero, ma la cosa risulta alquanto difficoltosa sia per la gravità del danno sia per l’arrivo della tempesta di sabbia. Prese le coordinate del punto ed abbandonato il mezzo, Cattone dà l’ordine di ripartire alla volta della nostra meta. Percorsi pochi km la forza del vento e della sabbia costringe il gruppo ad una sosta di emergenza. Dopo qualche ora di angoscia il deserto si placa e permette alla spedizione di continuare il suo percorso, che seppure abbreviato costringe i piloti a quasi 11 ore di guida per tornare al campo.
MARTEDI’
Mattinata di riposo manutenzione e recupero dei quad, poi si parte alla volta della 2° tappa , prevista dopo 35 km di pista, la sorgente calda di Ain Essebat dove abbiamo alloggiato in campeggio nelle bellissime e spartane tende berbere, accolti dalla squisita ospitalità dei proprietari; cena locale con uno spettacolo unico: una eclissi lunare tra le dune!!!
MERCOLEDI’
Giornata tutta tra alte creste di sabbia e profonde depressioni cespugliose: questo è il caratteristico territorio dell’Erg, la meta era la sorgente di acqua calda naturale Bir Aouine (Bir significa pozzo) distante 60 km. Il ritorno su una comoda e larga pista realizzata per il trasporto delle trivelle petrolifere. Dopo circa 100 km di pista rifocilliamo i mezzi presso il pozzo petrolifero di Kamour , un’ora di guida e si ritorna alle tende berbere dove ci hanno accolto i sorrisi dei nostri ospiti discendenti dagli antichi Tuareg. Ottima cena a base di Cous-Cous con carne di montone Bric à l’ouf.
GIOVEDI’
Partenza all’alba, dopo un percorso di dune e cordoli tagliati dal vento, raggiungiamo la montagna rocciosa di Tembain, meta classica dei fuoristradisti sahariani, dove ci siamo fermati per il pranzo. Pomeriggio di fuoco con un’estenuante guida su sabbia scavalcando una duna dopo l’altra intervallandole a spianate cespugliose, terreni ideali per i nostri quad e finalmente, raggiungiamo nuovamente l’oasi di Ksar Ghilane. Cena al ristorante di un albergo 5 stelle e notte nelle tende.
VENERDI’
Sveglia e ultimo tuffo nella sorgente calda dell’oasi di Ksar Ghilane. Partenza in mattinata alla volta di Chenini dove abbiamo visitato le antiche abitazioni berbere scavate all’interno della roccia, altra piccola deviazione e siamo arrivati alla Moschea dei 7 dormienti dove un’antica leggenda racconta come 7 persone ed un cane addormentatisi per 4 secoli, abbiano continuato a crescere e le tombe lunghe almeno 5 mt. sono lì a dimostralo. Scattate le ultime foto siamo ripartiti alla volta dell’Hotel Sangho di Tataouine per un pomeriggio di ozio in piscina e...l’Ultima Cena tutti insieme.
SABATO
Rientro in Italia dopo svariate ore di volo e di attesa