Desert MasterTwo (1-8 Maggio 2004)

Finalmente si parte! Abbandono gli abiti “civili”, spengo il computer, saluto colleghi e familiari e via verso l’infinito e oltre...Forse mi lascio trasportare dall’entusiasmo, per il momento sono sulla Mi-Ge in coda. Eccomi al porto, arrivo agli imbarchi e già mi sembra di respirare aria africana: uomini con un abbigliamento che è un bizzarro miscuglio tra Europa e Africa con giubbotto e pantaloni , ciabatte e turbante, auto colme fino all’inverosimile con improbabili pile di bagagli caricati anche sul tetto dove troneggia un frigorifero è già un altro mondo.
Conosco i miei compagni di viaggio e l’organizzatore Alberto: un gigante biondo, simpatico e rassicurante, ma, soprattutto rivedo il mio quad saldamente legato sul carrellone rimorchio dell’organizzazione; ci imbarchiamo e il

mio sguardo osserva la costa italiana che si allontana e provo un leggero brivido: ci siamo, sto veramente partendo per il deserto.
Il viaggio in mare è molto rilassante: servono piatti tunisini come la zuppa Chorba, il couscous che sono squisiti, si riposa in comode cabine, si conoscono meglio gli altri partecipanti. Il giorno dopo in primo pomeriggio ecco profilarsi all’orizzonte l’Africa ed io non riesco a cancellare un sorriso ebete dal mio volto; purtroppo il tempo non è dei migliori, ma questo non frena il mio entusiasmo; la costa vicino a Tunisi è bellissima ricca di ville e giardini, e il quartiere di Sidi Bu Said è affascinante anche da lontano. Sdoganiamo e mi ritrovo finalmente a Tunisi, mi sembra una bella città che unisce caratteristiche moderne a quartieri dove il tempo si è fermato, il traffico è intenso e la scioltezza della loro guida sarebbe divertente se non dovessi cercare di sopravvivere ai loro sorpassi, carretti trainati da somari compresi.
Le autostrade tunisine sono un’esperienza indimenticabile: dobbiamo aspettare che attraversi un gregge di pecore per potere proseguire, e quando si fa buio mi meraviglio che non ci sia più nessuno, fino a quando, con orrore capisco che i fari li accendono solo per sorpassarti, ma Alberto, che è alla guida rimane imperturbabile, sarà...
Arriviamo all’albergo, è bellissimo, altro che capanne nel deserto, chissà cosa mi ero immaginato, qui ci sono piscina, palestra, ristorante: il soggiorno si fa interessante, ma è ora di dormire.
Mattina un po’ grigia, non importa la colazione è faraonica ed io non sto più nella pelle per la voglia di vedere il Deserto: Alberto tiene un rapido briefing, mi infilo casco e guanti e finalmente si parte alla volta di El Faouar. Non ci posso credere! Sto cavalcando le dune con il mio quad! E’ veramente fantastico, meglio ancora di quanto mi aspettassi: il colore delle dune che cambia con il trascorrere delle ore, la sabbia stessa sembra finissimo talco sotto le mie dita e mi ci rotolo come un bambino, e pensare che evito le spiagge perché non sopporto che mi si appiccichi addosso. Le sensazioni sono difficili da esprimere a parole, e ciò che provo questo primo giorno nel deserto rimarrà sempre impresso nella mia memoria. Pranziamo a El Faouar al ristorante dell’albergo facciamo rifornimento e ripartiamo per rientrare su infiniti cordoli di dunette che ormai ho imparato a superare con disinvoltura, anche perché al decimo insabbiamento capisco che è il caso di darmi una mossa se non voglio essere seppellito vivo dai miei compagni.
E’ il secondo giorno nel Sahara e sto rombando alla volta di Sabria per vedere il fortino, quindi visitiamo un villaggio abbandonato con la moschea che affiora dalle dune; rientro al buio ed è uno spettacolo la volta di stelle sopra di noi, mai vista così.

Oggi invece ci dirigiamo all’oasi di Ksar Ghilane e sono curioso di vedere come sia in realtà una vera oasi dato che la mia conoscenza si limita alle vignette delle barzellette sulla Settimana Enigmistica. Ksar Ghilane è una delle oasi più grandi del deserto, ha una distesa immensa di palme da dattero è ricca di acqua, grazie ad una sorgente naturale; ci sono diversi campeggi e ristoranti, una fantastica piscina naturale con acqua calda dove ci immergiamo per toglierci di dosso la sabbia e riprenderci da ore di quad; ci servono il tè alla menta direttamente su tavolini di plastica rovesciati che lasciano galleggiare sulla superficie del laghetto, intorno ci sono alberi di eucalipto e acacie: adesso so come deve essere un’oasi. Pranziamo e ci rechiamo a visitare il fortino di origine romana di Tisvar che si trova a quattro chilometri dall’oasi, sul nostro itinerario incontriamo carovane di accaldati turisti a dorso di dromedario. Dormiamo al campeggio elegante dell’oasi, con ristorante , piscina e musica araba dal vivo!
Rieccomi sveglio e dopo un altro tuffo nel laghetto riparto con i miei compagni verso Bir Soltane che è un bar sperso in mezzo al nulla, dove per una abitudine trasformatasi ormai in tradizione, ognuno lascia attaccato alle pareti il proprio biglietto da visita, la propria foto o semplicemente un messaggio per i prossimi amici che passeranno di lì; impieghiamo tre ore ed è una giornata bellissima; mangio un panino con tonno e arissa, che è una salsa piccante al peperoncino, mi ustiono il palato e riparto felice per Douz, questa volta su pista.

Siamo arrivati all’ultimo giorno e mi piange il cuore all’idea che stasera mi imbarcherò per ritornare, per consolarmi Alberto propone di visitare la famosa Valle delle Rose. E’ veramente un luogo unico, dove si formano le famose rose del deserto, e ti trovi a camminare su questa distesa di roselline sparse naturalmente sulla sabbia, che puoi raccogliere proprio come tanti fiori.
Siamo alla fine del viaggio, mi ritrovo sulla nave a guardare la terra che si allontana e mi sembra di capire cosa intendano gli scrittori per “Mal d’Africa”: una sottile malinconia temprata dalla dolcezza dei ricordi.
Grazie Alberto per avermi guidato alla scoperta di questi luoghi che sognavo da tutta la vita, la tua competenza e il tuo sorriso mi hanno aiutato nei momenti di incertezza.
Grazie a Massimiliano che mi supportava nelle difficoltà tecniche: come cambi una gomma tu non lo fa nessuno...
Un saluto a tutti i miei compagni, che hanno condiviso e sopportato il mio entusiasmo da principiante.
E via verso l’infinito e oltre!

Cesare